Questa ricetta (dal nome deliziosamente logorroico che ne maschera la sostanziale semplicità) ha probabilmente svolto un ruolo – anche solo subliminale – nell’idea di dedicare le camere del B&B a due spezie.

Adorando sia il cioccolato (in modo smodato) sia il profumo ed il sapore dello zafferano si è pressoché trattatto di ‘amore a prima vista’ e, soprattutto, di ‘amore al primo morso’.

Purtroppo, o per fortuna,  da quel primo assaggio è nata una specie di vera e propria ‘dipendenza’ che ha insinuato nelle nostre teste vari collegamenti, variamente narrabili.

La ricetta

Tempo: 1 ora più 6 ore di riposo

Dosi per 6 persone

Sbucciare le mele, detorsolarle e tagliarle in spicchi. Versare in una casseruola 400 g di acqua con 200 g di zucchero e 4 bustine di zafferano, portare ad ebollizione. Spegnere ed immergere gli spicchi di mela nello sciroppo ottenuto.

Montare le uova e i tuorli con 110 g di zucchero usando le fruste elettriche in modo da ottenere una spuma soffice (ci vorranno non meno di 10-15’), quindi unire la farina e la fecola setacciate mescolando dal basso verso l’alto così da non smontare il composto. Stendere il composto su una placca foderata di carta da forno allo spessore di 1,5 cm e infornare a 175 °C per 20’.

Sfornare, lasciare raffreddare, infine sformare (pasta biscotto). Mettere in ammollo la gelatina. Sciogliere il cioccolato a bagnomaria. Far intiepidire la panna. Scaldare il latte, quindi toglierlo dal fuoco e sciogliervi la gelatina ammollata. Incorporare la panna tiepida, mescolare bene ed infine unire il composto al cioccolato fuso, aggiungendolo un terzo alla volta, così da amalgamare perfettamente gli ingredienti ed ottenere alla fine una crema liscia e lucida (mousse al cioccolato).

Sgocciolare le mele e tagliarle in fettine sottili. Conservare lo sciroppo allo zafferano. Mettere all’interno di 6 tagliapasta quadrati (lato 4 cm) uno strato di pasta biscotto, bagnarlo leggermente con lo sciroppo allo zafferano delle mele, quindi porre le mele a fettine sopra il biscotto ed infine colarvi sopra la mousse di cioccolato arrivando a filo del bordo del tagliapasta.

Mettete a riposare in frigo per almeno 6 ore. Sformare i tortini di cioccolato, disporli nei piatti e decorarli a piacere (l’ideale è utilizzare oro alimentare in fogli od in polvere).

Il titolo corretto di questo post dovrebbe quindi essere: ‘Tortino di cioccolato con mele allo zafferano, cioé perché le stanze hanno il nome di una spezia’

La ricetta è stata tratta da una nota rivista di cucina (pubblicata sul numero di novembre 2013) ed è reperibile anche sul sito di tale rivista ‘La Cucina Italiana’

Considerazioni varie

I tempi di realizzazione, soprattutto se si utilizzano una planetaria, un robot od se si riesce a tenere ben fermo uno sbattitore elettrico, sono corretti. Forse questa è la seconda cosa che mi ha colpito (dopo la fotografia pubblicata sulla rivista), perché in genere riesco sempre a trovare ricette scritte con eccessivo ottimismo. E lasciamo stare tutti i casi in cui le ricette risultano ‘monche’ in qualche parte: ‘Ma accidenti, dove caspita vanno a finire le 18 uova indicate fra gli ingredienti?’ oppure ‘Unire al composto i 400 grammi di agar agar’ – agar agar? e dove diavolo li trovo 400 grammi di agar agar alle dieci di sera?

Non siamo invece ancora riusciti a capire da dove saltino fuori le ‘6 persone’ – e quindi le 6 porzioni: anche rifilando abbondantemente i bordi del biscotto con quadrotti di 4 centimetri di lato si ottengono almeno 12 ‘pezzi’ (a tutto vantaggio di chi decide di concedersi il bis) .

E’ possibile (anzi, per certi versi il risultato è forse ancora migliore) sostituire alla farina di grano tenero la farina di riso (od anche un mix di farina e semola di riso): il dolce può così essere gustato anche da chi è intollerante al glutine.

‘Dobbiamo dare alle camere un nome originale’

‘Sì, ma deve anche essere abbastanza semplice fare in modo che ciascuna stanza abbia un qualcosa che la colleghi al proprio nome: mica le puoi chiamare NCC-1701 e Millenium Falcon, ché poi dove li trovi un replicatore ed una scacchiera olografica con pezzi animati?’

‘Ma NCC-1701 come nome è bruttissimo’

‘Era per fare un esempio’

‘Mumble’

‘Mumble’

‘Mmm… Potremmo chiamarle come delle spezie’

‘Mmm’

‘E pitturare una parete col colore della spezia scelta’

‘Ma le spezie hanno colori insulsi’

‘Lo zafferano no’

‘Mmmm…è vero…ma le altre sì, a parte la curcuma, che però è gialla pure lei’

‘Lo zafferano è rosso’

‘Sì, ma lo si associa al giallo’

‘Mumble’

‘Mumble’

‘Zafferano e cannella’

‘La cannella è marroncina: un colore un po’ deprimente’

‘Ma no, come colore non è poi così male, e poi con le spezie si può anche creare un fil rouge che colleghi ad un piatto preparato per la colazione. La cannella si sposa benissimo con le mele, ad esempio’

‘Mmm…e con lo zafferano che piatto potremmo cucinare’

‘Mah…magari quel tortino con cioccolato e mele?!’

‘Ah, quello… beh sì… ok, aggiudicato’

‘Come possiamo fare per mangiare più spesso il tortino al cioccolato senza farci assalire dai sensi di colpa?’

‘Beh, potremmo proporlo a colazione nel Bed and Breakfast…si sa…le dosi non possono mai essere perfette, qualche quadrotto in più è inevitabile che ci scappi’

‘Evveroooo!!! Il massimo per tacitare la nostra coscienza potrebbe essere anche inventarci una qualche storia tipo…’

‘…che il piatto è dedicato ad una stanza…’

‘Geniale!!! … che collegamento potrebbe esserci però fra una camera ed una pietanza?’

‘Mumble’

‘Mumble’

‘…un ingrediente…’Camera farina’ no … ‘Stanza panna’ neanche … ‘Zafferano’ …mmm…forse… ma sì, certo!! Dedichiamo le stanze alle spezie!’

‘Mmm…ma lo sai che è una bella idea! Aggiudicato!’